Legionella

Il problema del Batterio Legionella è un problema serio. il 10-15% delle persone che contraggono il virus, muoiono. E’ quindi pericoloso perchè letale. E periocoloso perchè i sintomi possono essere confusi con quelli dell’influenza e quindi tardare a fare la diagnosi corretta. E’ periocoloso perchè finchè non lo cerchi non penseresti mai di trovarlo dove effettivamente lui si nasconde.

La legionella è un batterio che si sviluppa soprattutto nelle tubazioni dell’acqua, soprattutto vecchie tubazioni, quelle così vecchie e poco usate che sviluppano al loro interno una membrana biologica che cresce tanto più è corrosa e malridotta la tubazione. Vive alla meraviglia tra gli 0 e 60 gradi, proprio quelli delle nostre caldaie di riscaldamento. La diffusione poi avviene per aerosol soprattutto in doccia. Non è contagioso, non si passa a nessuno toccandosi, respirando, baciandosi.

Come tutti i batteri, la legionella può essere sconfitta utilizzando prodotti disinfettanti con dei grossi interrogativi sulla reale efficacia, essi sono infatti incontrollabili col rischio di dover attuare sovradosaggi per essere certi della missione.

Oggi sul mercato, il sistema migliore è quello basato sulla ionizzazione del Rame e dell’Argento. con un dosaggio che è controllato e telecontrollato. Il prototipo ed il brevetto sono stati depositati da una azienda olandese: HollandWater, Smartwater può aiutarvi a prevenire il problema Legionella. BIsogna innanzitutto fare una Valutazione dei Rischi, poi si instaura un protocollo da seguire sia in fase di prevenzione sia in fase di allarme massimo. Poi si dimesiona l’impianto per le reali necessità. Il resto lo fa il software… decide il dosaggio degli ioni Cu e Ag in base alle portate idrauliche e soprattutto controlla, tramite un sensore, l’eventuali sovradosaggio dei prodottti e rimodula il dosaggio. Da remoto è possibile anche telecontrollare il processo e programmare l’assistenza.

Video presentazione

Video generale

Smartwater e Unindustria

Nuovo intervento di Smartwater nella rivista degli Industriali di Pordenone. L’accento su llo ZLD zero liquid discharge ed un accenno alla legionella che ha manifestato la prorpia virulenza anche a Pordenone centro.

Nota Bene N. 34 del 27/09/2019

E’ iniziata una collaborazione tra Unindustria e Smartwater. Nel numero 12 del periodico Nota Bene dell’Unione Industriali di Pordenone viene ospitata una breve presentazione della nostra Startup.

Nota Bene N.12 del 29/03/2019

Ricordiamo ancora un importante appuntamento organizzato dall’area Ambiente di Unindustria Pordenone che ha per tema ” Gli scarichi di acque reflue – aspetti tecnici ed autorizzativi”. Si tratta di una rara occasione di avere a disposizione tutti gli attori principali che impattano sulle procedure autorizzative degli scarichi idrici.

Importante seminario “acque reflue” a Pordenone

Importante appuntamento martedi 9 aprile alla sala convegni di Unindustria a Pordenone. il Settore Ambiente di Unindustria è riuscito a riunire assieme tutti gli attori che hanno un ruolo nella gestione delle acque reflue, tema cruciale per ogni azienda. Saranno presenti la Regione come “legislatore”, la Regione come “autorizzatore e controllore” (ex Provincia) ARPA per le ispezioni ed LTA quale ente gestore della fognatura.

Per gli aspetti considerati e per il rango dei relatori, il seminario è molto rilevante per tutti gli operatori del settore ma soprattutto per le aziende che hanno gli obblighi legislativi da rispettare.

Il nostro contributo all’argomento l’abbiamo scritto in un post precedente, perchè, nella gestione dell’acqua ci sono problemi amministrativi, legali, ma soprattutto tecnici… e spesso sono proprio gli impianti di depurazione che non funzionano la causa di molti incidenti di percorso.

Ecco l’elenco dei relatori:

Giorgio Maruzzi; Fabio Scocimarro; Marina Martin; Paolo De Alti; Anna Lutman; Alessandro Zucca; Maurizio Pessina; Annamaria Manfrin; Franco Sturzi

Ecco il link al programma del seminario “Gli scarichi di acque reflue” – clicca qui

Ecco il link per l’iscrizione al seminario: “Gli scarichi di acque reflue” – clicca qui

Ecco il link al depliant del seminario: “Gli scarichi di acque reflue” – clicca qui

Perché non funziona il mio depuratore?

Le ragioni sono tre: errori di progettazione; errori di costruzione; errori di gestione.

progettazione

Il più delle volte, l’aspetto della progettazione viene saltato completamente e si preferisce chiamare direttamente una o più ditte alle quali si chiede: “un depuratore per la mia azienda”. I risultati possono essere catastrofici perchè le aziende devono vendere il loro impianto al minor costo possibile e quello della progettazione è un punto sul quale si può risparmiare  molto sacrificando la qualità.

Gli errori in fase di progettazione o dimensionamento degli impianti sono i più seri perché costano molto di più all’azienda. Si valuta a grandi linee che 1’000 euro investiti in fase di progettazione faranno risparmiare 10’000 euro in fase di costruzione e 100’000 euro in fase di gestione. Come si può sbagliare la progettazione? Quando non vengono eseguiti i passaggi chiave:

la definizione dello scopo – cioè del COSA, DOVE, COME, QUANDO, PERCHE’ devo costruire l’impianto. Una progettazione attenta non può prescindere dallo studio del refluo da trattare e dei suoi meccanismi di produzione, a partire dai flussi interni dello stabilimento interessati dall’uso dell’acqua. Una valutazione della qualità dello scarico con analisi e parametri che consentano di rappresentare correttamente la realtà dell’acqua da trattare. Nella moderna ingegneria ambientale si procede con la caratterizzazione del refluo mediante il cosiddetto frazionamento del COD, cioè quella particolare procedura per cui si identifica esattamente il comportamento del refluo nel trattamento biologico.

il dimensionamento – dalla caratterizzazione del refluo deriva la scelta del trattamento più appropriato che si esprimerà con uno schema di flusso (PD Process Diagram) ed il dimensionamento dei volumi e le modalità di funzionamento che verrà espressa con uno schema di marcia (P&ID Process & Instrument Diagram).

la redazione del progetto che deve essere composta da relazione descrittiva del processo, da relazione dei calcoli, da tavole grafiche che indichino visivamente i lavori da eseguire, e dalla descrizione delle apparecchiature scelte con le prestazioni individuate.

Con questa documentazione, il committente è in grado di chiedere preventivi-offerta alle ditte specializzate che in questo modo sono messe tutte a confronto sullo stesso progetto.

costruzione

Spesso succede che il costruttore fornisce l’impianto senza nessun controllo in fase di realizzazione, istruisce in poche ore il manutentore di turno e poi informa che l’impianto funziona!

Gli errori di costruzione derivano spesso dalla mancanza di definizione dei progetti o ancora peggio, della assenza del progetto. Il costruttore quindi tende a recuperare gli sconti concessi, diminuendo la qualità, la quantità o la grandezza delle apparecchiature. Ci troviamo quindi con vasche più piccole o posizionate in modo diverso, apparecchiature di marche diverse da quelle previste inizialmente o, peggio, che non rispettano le specifiche funzionali, tubazioni e valvole di minore qualità. Imprese edili che, senza indicazioni, utilizzano calcestruzzi non adatti alla tenuta idraulica e alla corrosione dei liquami di depurazione.

E’ quindi fondamentale che la fase di costruzione sia seguita da personale competente che eserciti la funzione di direttore dei lavori per il committente. Questo incarico ha senso, ovviamente, se esiste un progetto sufficientemente dettagliato da poter essere controllato e correttamente eseguito.

Prima dell’avviamento dell’impianto deve essere eseguito un minuzioso controllo delle apparecchiature e dell’idraulica, questo sarà considerato come collaudo amministrativo al quale seguirà la fase di collaudo in bianco, cioè la verifica del corretto funzionamento del processo utilizzando acqua pulita.  Entro tre mesi usualmente seguirà quindi il collaudo funzionale, ovvero la verifica del rispetto effettivo della capacità depurativa promessa.

 

gestione

Nella maggioranza dei casi l’impianto viene avviato dal costruttore che lo farà funzionare per i mesi stabiliti, grazie alle sue competenze e poi il processo comincerà a soffrire ed alla prima difficoltà entrerà in crisi, che per gli impianti biologici significa anche mesi di disfunzioni e mancato rispetto dei limiti. Il committente, felice di aver adempiuto all’obbligo della depurazione, si accorgerà ben presto dell’investimento mal riposto.

Gli errori di gestione iniziano subito con l’avviamento dell’impianto (vedi altro post)

che se di tipo biologico deve essere attuato rispettando particolari tempistiche ed adeguate reazioni da parte del processo depurativo. Un avviamento mal eseguito compromette mesi di lavoro, e porta alla necessità di svuotamento delle vasche e ripartenze continue. I depuratori biologici sono processi difficili da controllare soprattutto se si tratta di reflui industriali e non civili e non si può credere a chi racconta che “bastano poche ore alla settimana”.

L’impianto di depurazione è a tutti gli effetti un impianto chimico e come tutti i processi industriali va progettato, costruito e gestito come tale. Devono essere installati strumenti di controllo del processo, misure di livello, portata, pH, ossigeno, solidi sospesi. Non si può pensare di gestire un impianto senza conoscerne la situazione e senza comprenderne le dinamiche. Oggigiorno, in particolare, non è pensabile gestire un impianto senza un telecontrollo ed una supervisione da remoto.

Industria 4.0 è una realtà anche per gli impianti di depurazione e le agevolazioni di Industria 4.0 rendono possibile passare ad un livello superiore di qualità anche nella gestione degli impianti. Lo sviluppo sempre più diffuso di software per il controllo dei processi di depurazione permette di mantenere sotto stretta sorveglianza aspetti fondamentali per garantire sicurezza, affidabilità ed efficienza dei processi.

La redazione di un manuale operativo adeguato e la formazione di due o più persone addette, completano la procedura per un buon funzionamento dell’impianto.

Affidarsi a professionisti è la migliore scelta che l’imprenditore può fare.

 

Avviare un impianto di depurazione biologico

controlli giornalieri ingresso, grezzo, pretrattato,fango, uscita sono importanti

L’avviamento di un depuratore biologico è uno dei momenti più importanti di tutto il processo di vendita, progettazione, costruzione e gestione di un impianto. Veramente, il più importante è la progettazione, e con essa intendo lo studio delle portate e della qualità del refluo che precede il vero e proprio dimensionamento,  ma ciò che può decretare il successo o il fallimento col cliente è l’avviamento. Con questa parola intendo tutta la fase di commissioning e start up. Spesso i costruttori arrivano così esausti e stressati alla fine della fase di costruzione che dedicano poche risorse a questa fase cruciale di start up.  Per questo motivo è importante che il committente affidi ad un consulente esperto l’incarico di seguire la fase di commissioning che può coincidere anche con il collaudo funzionale dell’impianto. Il commissioning parte dalla verifica dell’eseguito, cioè la corrispondenza del progetto con ciò che è stato effettivamente costruito. Si sa che in fase di costruzione si vedono cose che i progettisti non avevano previsto davanti al computer oppure modifiche che, con poche risorse fanno guadagnare ore di lavoro, o ancora, modifiche richieste dal cliente o dal gestore. Un controllo puntuale fase per fase, apparecchiatura per apparecchiatura consente di aggiornare il progetto e consegnare alla fine gli as built nonché permette di verificare le immancabili distrazioni: il cappuccio sugli elettrodi della strumentazione, il sifone che manca, la posizione assurda di una valvola che nessuno riuscirà mai a raggiungere… piccole grandi cose che prese per tempo consentono di poter passare alla fase di collaudo in bianco con tranquillità. Il riempimento delle vasche con acqua pulita permette la verifica della tenuta idraulica delle vasche, la possibilità di verificare il corretto posizionamento dei diffusori e verificare il funzionamento delle pompe, il senso di rotazione (quello andrebbe controllato prima dell’immersione) ed il funzionamento della strumentazione. Il collaudo in bianco deve verificare la logica di funzionamento, i set di intervento, i segnali di allarme. Dalla check list del collaudo in bianco si forma quella che in gergo viene chiamata punch-list ossia la lista delle cose da sistemare prima dell’avviamento col relfuo… Rimediati tutti i punti segnalati nella punch-list, si può partire con l’innesco del processo biologico. Sconsiglio di partire aggiungendo semplicemente il refluo all’acqua pulita nella speranza che i batteri crescano da soli… si è vero succede… con i reflui civili e in 30 giorni e talvolta nemmeno in 90. Si parte con un innesco di fango biologico proveniente da altro impianto, possibilmente cresciuto con un refluo di tipo analogo a quello da trattare; alimentare, petrolchimico, metalmeccanico, altrimenti possiamo usare un buon fango attivo proveniente da impiano di depurazione civile. Le accortezze da usare sono quelle di andare a vedere il fango prima di caricarlo, farsi dare qualche indicazione dell’attività biologica con una recente analisi SBI, verificare che sia pulito cioè privo di corpi estranei in sospensione, che venga prelevato nel punto giusto, cioè il pozzzo di ricircolo dove la concentrazione è maggiore e soprattutto verificare che il trasportatore arrivi con la botte perfettamente pulita. In ogni caso, è molto prudente prevedere l’utilizzo in una griglia a cesto con fori da 6 mm. da utilizzare per filtrare la fase di scarico del fango in vasca, Quanto fango usare? l’optimum è portare subito il quantitativo di SST che serve, questo può essere fattibile nell’avviamentodi piccoli impianti, nel caso di grandi vasche di ossidazione, partire con il 10% del fango totale necessario può essere sufficiente. Il refluo va alimentato quando la concentrazione di ossigeno in vasca si sia assestata su valori superiori a 2 mg/l  che di solito succede nel giro di qualche ora. La quantità di refluo da poter caricare nel biologico deve essere graduale e chiarendo meglio quanto espresso da R. Passino che consigliava un 10% della portata di progetto ogni giorno, direi che va tenuto conto della quantità di fango a disposizione in vasca, poichè in realtà dobbiamo tenere d’occhio il Cf o F/M ratio, che deve crescere di un 10% al giorno, pertanto se innescate con un fango e vi trovate con 1 Kg di SS/mc al posto dei 5 di progetto, non potete introdurre il consueto 10% di refluo ma 5 volte meno, per rispettare il corretto avanzamento del Cf ai valori di progetto nel giro di 10 gg. Controlli giornalieri sulla crescita del fango e la metabolizzazione dei nutrienti ci aiuteranno a decidere se rallentare o accelerare la fase avviamento.  Alla fine dei 10  giorni ci troveremo con il 100% della portata di progetto con il 100% dei SST in vasca. Il processo di avviamento è concluso. Adesso comincia il bello.