Perché non funziona il mio depuratore?

Le ragioni sono tre: errori di progettazione; errori di costruzione; errori di gestione.

progettazione

Il più delle volte, l’aspetto della progettazione viene saltato completamente e si preferisce chiamare direttamente una o più ditte alle quali si chiede: “un depuratore per la mia azienda”. I risultati possono essere catastrofici perchè le aziende devono vendere il loro impianto al minor costo possibile e quello della progettazione è un punto sul quale si può risparmiare  molto sacrificando la qualità.

Gli errori in fase di progettazione o dimensionamento degli impianti sono i più seri perché costano molto di più all’azienda. Si valuta a grandi linee che 1’000 euro investiti in fase di progettazione faranno risparmiare 10’000 euro in fase di costruzione e 100’000 euro in fase di gestione. Come si può sbagliare la progettazione? Quando non vengono eseguiti i passaggi chiave:

la definizione dello scopo – cioè del COSA, DOVE, COME, QUANDO, PERCHE’ devo costruire l’impianto. Una progettazione attenta non può prescindere dallo studio del refluo da trattare e dei suoi meccanismi di produzione, a partire dai flussi interni dello stabilimento interessati dall’uso dell’acqua. Una valutazione della qualità dello scarico con analisi e parametri che consentano di rappresentare correttamente la realtà dell’acqua da trattare. Nella moderna ingegneria ambientale si procede con la caratterizzazione del refluo mediante il cosiddetto frazionamento del COD, cioè quella particolare procedura per cui si identifica esattamente il comportamento del refluo nel trattamento biologico.

il dimensionamento – dalla caratterizzazione del refluo deriva la scelta del trattamento più appropriato che si esprimerà con uno schema di flusso (PD Process Diagram) ed il dimensionamento dei volumi e le modalità di funzionamento che verrà espressa con uno schema di marcia (P&ID Process & Instrument Diagram).

la redazione del progetto che deve essere composta da relazione descrittiva del processo, da relazione dei calcoli, da tavole grafiche che indichino visivamente i lavori da eseguire, e dalla descrizione delle apparecchiature scelte con le prestazioni individuate.

Con questa documentazione, il committente è in grado di chiedere preventivi-offerta alle ditte specializzate che in questo modo sono messe tutte a confronto sullo stesso progetto.

costruzione

Spesso succede che il costruttore fornisce l’impianto senza nessun controllo in fase di realizzazione, istruisce in poche ore il manutentore di turno e poi informa che l’impianto funziona!

Gli errori di costruzione derivano spesso dalla mancanza di definizione dei progetti o ancora peggio, della assenza del progetto. Il costruttore quindi tende a recuperare gli sconti concessi, diminuendo la qualità, la quantità o la grandezza delle apparecchiature. Ci troviamo quindi con vasche più piccole o posizionate in modo diverso, apparecchiature di marche diverse da quelle previste inizialmente o, peggio, che non rispettano le specifiche funzionali, tubazioni e valvole di minore qualità. Imprese edili che, senza indicazioni, utilizzano calcestruzzi non adatti alla tenuta idraulica e alla corrosione dei liquami di depurazione.

E’ quindi fondamentale che la fase di costruzione sia seguita da personale competente che eserciti la funzione di direttore dei lavori per il committente. Questo incarico ha senso, ovviamente, se esiste un progetto sufficientemente dettagliato da poter essere controllato e correttamente eseguito.

Prima dell’avviamento dell’impianto deve essere eseguito un minuzioso controllo delle apparecchiature e dell’idraulica, questo sarà considerato come collaudo amministrativo al quale seguirà la fase di collaudo in bianco, cioè la verifica del corretto funzionamento del processo utilizzando acqua pulita.  Entro tre mesi usualmente seguirà quindi il collaudo funzionale, ovvero la verifica del rispetto effettivo della capacità depurativa promessa.

 

gestione

Nella maggioranza dei casi l’impianto viene avviato dal costruttore che lo farà funzionare per i mesi stabiliti, grazie alle sue competenze e poi il processo comincerà a soffrire ed alla prima difficoltà entrerà in crisi, che per gli impianti biologici significa anche mesi di disfunzioni e mancato rispetto dei limiti. Il committente, felice di aver adempiuto all’obbligo della depurazione, si accorgerà ben presto dell’investimento mal riposto.

Gli errori di gestione iniziano subito con l’avviamento dell’impianto (vedi altro post)

che se di tipo biologico deve essere attuato rispettando particolari tempistiche ed adeguate reazioni da parte del processo depurativo. Un avviamento mal eseguito compromette mesi di lavoro, e porta alla necessità di svuotamento delle vasche e ripartenze continue. I depuratori biologici sono processi difficili da controllare soprattutto se si tratta di reflui industriali e non civili e non si può credere a chi racconta che “bastano poche ore alla settimana”.

L’impianto di depurazione è a tutti gli effetti un impianto chimico e come tutti i processi industriali va progettato, costruito e gestito come tale. Devono essere installati strumenti di controllo del processo, misure di livello, portata, pH, ossigeno, solidi sospesi. Non si può pensare di gestire un impianto senza conoscerne la situazione e senza comprenderne le dinamiche. Oggigiorno, in particolare, non è pensabile gestire un impianto senza un telecontrollo ed una supervisione da remoto.

Industria 4.0 è una realtà anche per gli impianti di depurazione e le agevolazioni di Industria 4.0 rendono possibile passare ad un livello superiore di qualità anche nella gestione degli impianti. Lo sviluppo sempre più diffuso di software per il controllo dei processi di depurazione permette di mantenere sotto stretta sorveglianza aspetti fondamentali per garantire sicurezza, affidabilità ed efficienza dei processi.

La redazione di un manuale operativo adeguato e la formazione di due o più persone addette, completano la procedura per un buon funzionamento dell’impianto.

Affidarsi a professionisti è la migliore scelta che l’imprenditore può fare.

 

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